mercoledì 5 novembre 2008

Lavoro

Ma si lavora per vivere? O si vive per lavorare?
E' una domanda che ultimamente mi riempie sempre più spesso la testa, premetto che nulla ho da eccepire sul mio lavoro di impiegata e che dove lavoro mi trovo bene, ma quando ti trovi a dover correre sempre e a fare sempre le cose all'ultimo minuto a scapito della tua vita e della tua famiglia, la domanda comincia a fare capolino.
Io lavoro come impiegata perchè mi piace il mio lavoro, mi piace essere a contatto con le persone, più o meno simpatiche e cordiali che siano, ma anche per poter pagare la mia casa, per mantenermi, solo che di fronte al lavoro a volte è difficile stabilire quale sia il limite.
Ho lavorato 18 anni ed il lavoro era la mia vita, poi mi sono fermata a fare la mamma per i primi 10 anni di mio figlio, ho avuto la fortuna sfacciata di potermi godere mio figlio fino in fondo e di questo sono molto grata a mio marito che me lo ha permesso; dopo il trasloco in Rendena mi sono rimessa al lavoro per aiutare a pagare la casa e perchè mio figlio comincia ad essere abbastanza autosufficiente, ma non mi sono più buttata nel lavoro a capofitto, ho voluto comunque tenere lo spazio per la mia famiglia e la mia vita.
A volte però è difficile mantenersi questi spazi, devi un po' indurirti per farti rispettare, quando vedi problemi e difficoltà ti viene spontaneo fermarti e dare una mano, solo che poi di questa tua disponibilità alcuni se ne approfittano e alla grande.
Ed è qui che arriva la domanda: lavoro per vivere e mi tengo ben stretta la mia famiglia, oppure vivo per lavorare e gli altri si arrangino?

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